I Bifosfonati sono farmaci che vengono sempre più utilizzati nei pazienti e le ralative possibili complicazioni in seguito ad alcune terapie odontoiatriche sono all’origine dei dubbi che assillano molti Colleghi. Si ringrazia il Prof. Matteo Biasotto Responsabile S.S.D. di Odontostomatologia AS FO per essere sempre disponibile nel chiarire i numerosi dubbi posti dai Colleghi e per aver messo a disposizione l’utilissimo documento allegato che riassume in maniera esaustiva tutto quanto c’è da sapere (o quasi) in materia di Bifosfonati. Nonostante siano passati quasi 20 anni dalla sua identificazione, l’osteonecrosi dei mascellari rimane oggetto di frequenti dibattiti nella comunità scientifica e clinica internazionale a partire dalla sua definizione e dai criteri diagnostici, fondamentali per un corretto inquadramento soprattutto nell’ambito degli studi epidemiologici. La patologia viene attualmente identificata con l’acronimo MRONJ (Medication-Related Osteonecrosis of the Jaws) e si tratta di una una reazione avversa farmaco-correlata, caratterizzata dalla progressiva distruzione e necrosi dell’osso mandibolare e/o mascellare di soggetti in trattamento corrente o pregresso con bisfosfonati/ denosumab/ antiangiogenetici, in assenza di un precedente trattamento radiante (del distretto testa collo). Diversi tipi di trigger locali (anche se non sempre identificabili) come un’infezione odontogena, una manovra chirurgica a carico delle ossa mascellari (come un’estrazione dentaria), oppure al decubito di una protesi mobile, possono portare allo sviluppo di aree di necrosi ossea (con esposizione o meno), con andamento progressivo. Questa patologia si manifesta in circa. 1-8% dei pazienti oncologici e 0-1% dei pazienti osteometabolici a seconda del livello di rischio. La scelta del trattamento della MRONJ risulta ancora un argomento controverso e discusso in letteratura, ma recenti revisioni sistematiche indicano la terapia chirurgica come la più predicibile in termini di risultato e mantenimento a lungo termine. Tale terapia non è purtroppo sempre applicabile a causa delle condizioni sistemiche del paziente, che spesso nei pazienti oncologici possono essere precarie. Per questo l’arma più potente al momento nelle mani dei clinici sembra essere la prevenzione, con l’attuazione di protocolli terapeutici a livello del cavo orale atti a minimizzare il rischio di insorgenza della MRONJ.
Per scaricare il documento integrale clicca qui


